Perché dovrei sempre fare quello che vuoi tu?

E’ frustrante e a volte snervante quando la persona che ami sembra non ascoltarti e non accettare quello che gli stai dicendo. Accade quando lei sta lottando con l’avanzare dell’età e con la malattia, con qualche difficoltà fisica che le richiede un grande sforzo per i cambiamenti di vita che ne conseguono. Una persona adulta autosufficiente che ha cresciuto una famiglia, ha lavorato per molti anni della sua vita, magari anche gestendo un’azienda con delle responsabilità verso altri, sta cercando come può di affrontare il cambiamento che non gli permette più di vivere la vita per come l’ha costruita e per come vorrebbe che fosse anche adesso.

Quale strategia possiamo mettere in atto per farci comprendere dalla persona che amiamo e rendere più semplice affrontare scelte quotidiane?

“Antonietta è inginocchiata davanti alla mamma che tiene saldamente in mano la sua gonna sulla quale pochi minuti fa si è rovesciata la tazza di caffè. Dopo aver asciugato in parte il caffè caduto sulla gonna ha chiesto alla mamma di andare in camera per cambiare la gonna. Antonietta apre l’armadio e prende una delle gonne appese, l’appoggia sul letto e chiede alla mamma di togliere quella macchiata. Giuseppina storce il naso, ma Antonietta non cede ai soliti “capricci” perché fa sempre così. E così inizia la “battaglia”: Antonietta che cerca di aiutare la mamma a togliere la gonna dicendo che si è sporcata e deve essere cambiata, mentre Giuseppina non vuole togliersi la gonna perché quella scelta dalla figlia non le piace.”

  • Chi è Giuseppina? Una persona adulta che vive con demenza o un’anziana capricciosa da gestire?

Può accadere che, sopraffatto dalla fatica della cura, il carepartner tralasci il dettaglio di avere di fronte a sé una persona adulta che, oltre la malattia, ha tutto il diritto di poter scegliere cosa indossare. Giuseppina può apparire testarda come una bambina piccola, ma non è una bambina. Convivere con la demenza non significa perdere il diritto al rispetto e alla considerazione come persona.

 

Parla con la persona di cui ti prendi cura, è importante per lei. Convive con una malattia e può avere ancora la capacità di scegliere, non dare per scontato che ciò non possa accadere.

 

  • Come glielo stai dicendo?

Il tono della tua voce è importante. Chiediti se il tuo tono trasmette fretta, imposizione senza lasciare via di scampo. Rifletti sul tuo comportamento in queste situazioni: osserva se la persona che ami si sente “insultata” o vittima delle tue decisioni.

Accade anche a noi quando ci sentiamo forzati dagli altri di reagire interrompendo la comunicazione o ribellandoci con decisione a ciò che sentiamo venirci imposto. La nostra attenzione è spesso catturata dal problema in sé stesso, la gonna si è sporcata, invece che pensare che l’unico elemento problematico della situazione può essere semplicemente non aver chiesto “quale gonna vuoi indossare?”

 

Quando la persona di cui ti prendi cura non ti ascolta fermati e osserva come stai comunicando.

 

Quando il nostro caro, nonostante lo sforzo di rimediare alla situazione, sentendosi offeso dal nostro modo di trattarlo, rimane fermo sulle sue decisioni, uno strumento che possiamo mettere in atto è parlare di noi, di come ci sentiamo di fronte al suo comportamento. Spiegargli onestamente come la sua riluttanza ad ascoltarci sia per noi motivo di preoccupazione può sgretolare gran parte della sua resistenza a ricevere l’aiuto di cui ha bisogno.

Teniamo sempre presente che possono sentirsi un peso per noi e che ce lo stanno comunicando attraverso il loro comportamento.

 

Includere nel processo decisionale il tuo caro consentirà ad entrambi di poter sostare nella relazione di cura, sentendo reciproco rispetto e valorizzando ciò che egli è ancora capace di fare senza sottolineare le difficoltà che via via possono innescare nuovi cambiamenti.

 

E’ possibile allenarsi a comunicare con la persona che ami in modo efficace anche quando vive nei paesaggi della demenza?

Ti suggeriamo di:

  1. Parla alla persona rispettando “chi è“ nel momento attuale.

La persona di cui ti prendi cura potrebbe non essere più quella con la quale sei cresciuto in questi anni, perché la malattia può aver alterato la sua personalità, la sua percezione o altre caratteristiche che per te rappresentavano delle certezze.

 

Solo tu puoi attraversare quel ponte che ti conduce nella realtà che il tuo caro sta vivendo.

 Non sempre questa corrisponde alla realtà che tu percepisci.

Entrando nella sua realtà tu puoi fare la differenza.

 

  1. Sii semplice.

Porre domande lunghe e sequenziali, condite con una varietà di potenziali risposte, creano confusione e frustrazione. Sostituisci quando puoi le domande con esempi o rendile semplici e dirette, fa in modo che la scelta sia solo tra due possibili risposte.

 

  1. Fai del tempo il tuo migliore alleato.

Non avere fretta: se in quel momento noti che la persona di cui ti prendi cure prova disagio, aspetta qualche minuto e aiutalo a lasciar andare questa emozione. Ogni persona nel vortice di un flusso emotivo non trova la concentrazione necessaria per ascoltare e comprendere. La stessa cosa potrebbe accadere se è stanco o distratto da più stimoli.

Se ti senti a disagio, stanco o addirittura esasperato, prenditi il tempo per lasciar andare ciò che provi, ti aiuterà a non importi e a cogliere il momento migliore per far accadere il meglio per te e per lui.

E’ inevitabile incontrare un comportamento esasperante quando ti prendi cura di una persona con demenza: cosa vuoi far accadere? Importi non è la risposta adatta.

 

Accogli il suo sentire, accogli il tuo sentire, con gentilezza attraversa il tempo per lasciar andare ciò che disturba e con semplicità donagli parole capaci di entrare nell’istante che insieme state vivendo.

 

Articolo scritto in collaborazione con Susi Doriguzzi, Felicitatrice del Sente-mente® modello.

 

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