Alzheimer: la musica può essere parte della giornata di cura?

Pietro è una persona di 87 anni che da due ha sviluppato i primi sintomi della demenza, da quando è rimasto vedovo due anni fa ha scelto in accordo con la figlia Anna di lasciare il piccolo appartamento nel quale viveva con la moglie Bruna in centro e di trasferirsi a vivere nella grande casa in campagna insieme alla sua famiglia, composta dal marito Luigi e le due figlie adolescenti Paola e Cristina. Pietro era un amante della musica ed era abituato durante il giorno, mentre aiutava la moglie nelle faccende domestiche a sintonizzare la radio o il televisore su programmi che trasmettessero musica da ballo, e quando sentiva la voce di Raoul Casadei cantare “La mazurka del sabato sera”, non resisteva alla tentazione e avvicinandosi alla moglie con un cenno di complicità la abbracciava e anche se entrambe indossavano le ciabatte si muovevano con agilità nella loro cucina a tempo di mazurka. Pietro inizialmente era felice di condividere le giornate con le nipoti e il genero e sentirsi parte di quella famiglia, ma gli impegni di studio e lavoro richiedevano loro di rimanere spesso dentro le loro stanze per seguire la DAD e il genero e la figlia collegati in smart working. Pietro gradualmente ha iniziato a non avere più il desiderio di muoversi, di uscire in giardino e trascorreva parte della giornata seduto di fronte alla finestra a guardare nel vuoto. Inutili i tentativi della figlia Paola di coinvolgerlo nei lavori di giardinaggio che lui declinava. Un giorno casualmente la figlia mentre era seduta sul divano insieme a lui e cambiava i canali televisivi, si è imbattuta in un programma dove un’orchestra suonava un valzer, come per magia il viso di Pietro si è illuminato e guardando con sguardo complice la figlia le ha chiesto: “signora permette un ballo?” e senza attendere una sua risposta di fronte allo sguardo divertito del genero e delle nipoti ha iniziato a condurre con maestria la figlia Paola in quella danza speciale che sembrava averlo riportato indietro nel tempo.

Può un brano di musica particolarmente gradito al tuo caro trasformare un suo momento di difficoltà in istanti di gioia nonostante viva con una diagnosi di demenza?

Certo che si!

La malattia può intaccare sicuramente la capacità delle persone che ami nel ricordare gli eventi, ma non porterà mai via quei ricordi che sono custoditi nella memoria emozionale.

Il cervello si ammala di demenza ma il cuore no.

Gli studi recenti delle neuroscienze ci confermano che la musica aumenta le emozioni positive attraverso i centri di ricompensa del nostro cervello stimolando il rilascio di dopamina, neurotrasmettitore che procura un senso di profondo benessere. Un gruppo di ricercatori del Centro per la malattia di Alzheimer dell’Università di Boston, rivela che la musica, avendo un contenuto emotivo può innescare ricordi speciali nelle persone che vivono con qualsiasi forma di demenza. La musica infatti agisce come elemento trasformativo in quanto la sua memoria si associa a quella procedurale. La memoria procedurale è quella memoria che viene associata ad una routine e ad un’attività ripetitiva, come quella che ci permette di allacciarci i bottoni della camicia o legarci le scarpe correttamente, quindi di effettuare una serie di azioni che ci permettono di portare a termine un compito ben definito che abbiamo imparato a fare già da bambini. Questa memoria, a differenza di quella episodica, rimane in gran parte intatta nonostante la presenza della malattia. Ascoltare la musica per il nostro caro può rappresentare il magico innesco per ricordare momenti piacevoli della propria vita.

La musica diventa uno degli strumenti che toccano le corde del cuore.

Quando il nostro caro non riesce a raccontarci con le parole quello che sente, il suo corpo comunica attraverso il sorriso, il suo battere il tempo con il piede, il ricordare i passi del suo ballo preferito, esprimendo la felicità che scaturisce dall’emozione dei vecchi ricordi che si sono impressi in modo indelebile nel suo cuore e che con la musica riaffiorano.

La memoria emozionale è quella che talvolta conduce Pietro a ricordare le parole di alcune canzoni, perché legate ad istanti meravigliosi che gli hanno fatto battere il cuore. Le persone che vivono con l’Alzheimer, quando sono accanto alla propria moglie o al proprio marito o ai propri figli, possono rivivere momenti di gioiosa vitalità anche adesso grazie al riaccendersi di queste scintille di emozione.

Ecco che la musica diventa strumento di contatto con le persone care, canale che accende la relazione capace di creare complicità in diverse attività della giornata.

“La vita pulsa oltre la diagnosi in un continuo movimento di emozioni che, se ci concediamo di danzare, li ci possiamo anche meravigliare.” (Elena Mantesso)

Nel cuore di tutti noi, malati, familiari, carepartner ci sono innumerevoli istanti di vita indissolubilmente legati al nostro sentire che nemmeno il sig. Alzheimer potrà portarci via.

 

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Articolo scritto in collaborazione con la collega Susi Doriguzzi Felicitatrice del Sente-mente® modello