“Mi porti a casa?” . Come familiare è possibile che tu abbia sentito queste parole più di una volta. Questa domanda, sussurrata dal tuo caro mentre lo salutavi al termine della visita, o mentre gli stringevi la mano, con gli occhi pieni di quella nostalgia che nessuno dei due riesce davvero a spiegare, apre spesso un mondo di dubbi. Probabilmente ti sei chiesto se tornare a casa dalla RSA possa davvero generare benessere o se il timore di rompere un equilibrio faticosamente raggiunto debba prevalere sulla voglia di normalità. Non c’è una scelta che può andare bene per tutte le persone con demenza, ma opportunità che si costruiscono insieme al proprio caro e all’équipe.
Tornare a casa dalla RSA è la scelta giusta oggi?
La domanda non è tanto se accompagnare il tuo caro a casa sia una buona o una cattiva idea. Nella vita con la demenza non esistono risposte a questa domanda valide per tutti. Perché esistono persone, relazioni, storie. Ed è proprio da lì che può prendere forma una scelta che risponde al bisogno della persona.
Da una parte è forte il desiderio di rivivere ancora una volta un pranzo in famiglia, un compleanno, il Natale, il profumo della vostra cucina, i luoghi che hanno custodito una vita intera.
Dall’altra c’è la paura. Paura di rompere un equilibrio costruito con fatica. Paura di creare confusione, malinconia, disorientamento. Paura che il ritorno in RSA diventi ancora più difficile. E magari anche il timore di ricevere un “no” dai professionisti, come se l’accoglienza in RSA avesse tracciato un confine definitivo tra il “prima” e il “dopo”.
Se riconosci questi dubbi, accoglili con gentilezza: sono pensieri che possono nascere quando si ama una persona e si desidera per lei il meglio possibile. Quando vogliamo bene a qualcuno desideriamo proteggerlo. E, a volte, questo desiderio ci porta a rinunciare in partenza a possibilità che potrebbero invece generare benessere.
Come ci ricorda la psicologa Ellen Langer, allenare uno sguardo aperto alle possibilità significa non lasciare che sia la paura a decidere al posto nostro. Significa continuare a domandarsi: “Che cosa, oggi, fa sperimentare serenità al mio caro?”
Non chiederti cosa è giusto. Chiediti se può essere una scelta buona, oggi.
La domanda quindi è un’altra: “Questa giornata a casa dalla RSA può generare benessere alla persona con demenza che amo?”
Non esistono linee guida capaci di rispondere a questa domanda al posto vostro. Cambiano le capacità cognitive e motorie, le emozioni, la salute, la casa, la famiglia, le relazioni. Ogni persona vive una storia diversa.
Per questo il Sente-Mente® Modello ci invita non a cercare la scelta perfetta, piuttosto a costruire una scelta capace di rispettare il presente della persona. Una scelta che nasce dall’ascolto. Non dalla paura.
Può aiutare fermarsi un momento e chiedersi anche: per chi desidero questo rientro?
Lo desideri soprattutto per rispondere a un bisogno del tuo caro? Per te? Per i nipoti? Per ritrovare un rito che ti manca? Per continuare a sentirti famiglia?
Non esistono risposte giuste o sbagliate. Ascolta con gentilezza ciò che abita il tuo cuore. Perché quando diventiamo più consapevoli dei nostri bisogni, riusciamo a riconoscere con maggiore chiarezza anche quelli della persona che amiamo.
Costruire insieme la possibilità di tornare a casa
Una giornata a casa non si improvvisa. Si costruisce. E il modo migliore per farlo è insieme. Per questo non avere timore di chiedere un momento di confronto con il coordinatore, lo psicologo o gli altri professionisti della RSA.
Tu conosci la storia del tuo caro. L’équipe conosce la sua quotidianità di oggi. Sono due saperi preziosi che, uniti, possono costruire una possibilità nuova. Insieme potete valutare se un’esperienza esterna alla RSA o una giornata a casa possa essere rispettosa dei suoi bisogni attuali.
Insieme potreste domandarvi, ad esempio:
- quali attenzioni saranno necessarie durante il pranzo, come offrire i farmaci, accompagnare in bagno o al riposo?
- che cosa può aiutare la persona a sentirsi accolta e serena nella giornata a casa?
- quali piccoli accorgimenti in casa possono far vivere il movimento in modo confortevole e sicuro?
- quali segnali possono aiutare a capire se sta vivendo bene i momenti a casa e quali sono i segnali di fatica?
- se emergesse una difficoltà, quale potrebbe essere il modo migliore per accompagnarlo e sostenerlo?
Non si tratta di trovare certezze. Si tratta di costruire insieme una scelta il più possibile consapevole. È questo che permette di affrontare anche gli imprevisti con maggiore serenità.
Preparare l’atmosfera per una giornata speciale
Spesso immaginiamo che il ritorno a casa debba assomigliare ai tempi di una volta. Una tavola piena. La casa affollata. I nipoti. Le tradizioni. Ma, a volte, è proprio questo desiderio di ricreare il passato che può rendere complesso per la persona con demenza vivere il presente.
Non servono grandi programmi. Servono momenti veri. Ciò che il tuo caro oggi gradisce vivere. Una partita a carte. La musica che ha accompagnato una vita. Una merenda amata. Sfogliare insieme un album di fotografie. Stendere un asciugamano al sole. Osservare dalla finestra la strada. Oppure restare semplicemente seduti vicini, in silenzio, con una mano nell’altra. Il con-tatto continua a parlare anche quando le parole diventano più fragili.
Credo che uscire all’aria aperta sia più terapeutico di qualsiasi medicina che posso prendere. La mia mente diventa lucida e le paure del futuro svaniscono con il vento.
Harry Urban
La qualità della giornata non dipende da quante cose riuscirete a fare, ma da come il tuo caro potrà sentirsi insieme a te.
Forse immagini di preparare il suo piatto preferito e lui mangerà solo qualche cucchiaio. Non significa che la giornata non stia andando bene. Significa semplicemente che oggi questo è ciò che gli permette di stare bene.
Piccoli passi per prepararsi
Accompagnare una persona con demenza in una esperienza all’esterno della RSA richiede attenzione non solo agli aspetti pratici, ma soprattutto al modo in cui potrà sentirsi. Ci sono attenzioni semplici che possono fare una grande differenza.
- Coinvolgi il tuo caro nella decisione, ogni volta che è possibile. Anche una domanda come: “Ti piacerebbe uscire insieme domenica?” gli restituisce la possibilità di partecipare alla propria vita.
- Lascia che scelga piccoli dettagli: cosa vorrebbe fare a casa, quale merenda, chi gli piacerebbe incontrare.. Sono gesti che restituiscono identità e dignità.
Sai è così frustrante quando qualcuno vuole toglierti
la possibilità di prendere una decisione mentre sei ancora in grado di farlo.
Se smetti di prendere delle decisioni ti spegni.
Harry Urban
- Preparare anche il contesto: avvisa per tempo la RSA così che possa organizzare farmaci, pasti, bagno e possiate avere con voi ciò che serve (ausili, eventuali cambi di abbigliamento, gli oggetti che oggi lo fanno sentire al sicuro, come avere con sé la propria borsa o il cappello).
- Cura l’atmosfera: chi convive con la demenza percepisce profondamente il clima emotivo. La fretta disorienta. La calma rassicura. Fondamentali sono sorrisi, sguardi accoglienti, una voce pacata, poche persone che parlano una alla volta. Anche questi sono gesti di cura.
- Se è la prima esperienza al di fuori della RSA dopo l’accoglienza in casa per anziani, può essere utile iniziare con qualcosa di più semplice: un caffè vicino alla RSA, un gelato non lontano. A volte il cuore, come il corpo, ha bisogno di allenarsi un passo alla volta.
Anche questo contribuisce a creare un’atmosfera nella quale la persona può sentirsi più sicura e accolta.
La flessibilità è la tua alleata più preziosa
Può accadere che, nonostante tutta la preparazione, il tuo caro desideri rientrare prima del previsto. Oppure che, una volta a casa, continui a ripetere: “Portami a casa.” Anche questo fa parte delle possibilità quando si accompagna una persona con demenza a vivere un momento fuori dalla RSA.
Può sembrare una contraddizione, ma spesso non lo è: con l’evolvere della demenza, ciò che offre sicurezza non coincide più necessariamente con il luogo in cui si è vissuto. La nuova quotidianità della RSA, con i suoi volti, i suoi ritmi e le sue abitudini, può diventare un nuovo punto di riferimento.
Potrò tornare a casa e sentirmi di nuovo al sicuro?
Harry Urban
Accogliere il desiderio di rientrare non significa aver sbagliato. Significa continuare ad ascoltare il suo bisogno nel presente. Allo stesso modo, se il giorno previsto, il tuo caro non se la sente di uscire, prova a rispettare quel “no”.
La flessibilità non è rinuncia. È continuare a comprendere il bisogno della persona in quel preciso momento. Significa continuare ad accompagnare la persona là dove, in quel momento, può sentirsi maggiormente al sicuro. A volte siamo noi a fare più fatica ad abbandonare il programma che avevamo immaginato. Ma quando lasciamo andare l’idea della giornata perfetta, può finalmente emergere la bellezza della giornata possibile.
Anche il rientro in RSA è parte della cura
Anche il momento in cui si riaccompagna il proprio caro in RSA, dopo una giornata o un’esperienza trascorsa insieme, merita attenzione. Il rientro non è semplicemente la conclusione di una visita: è un passaggio delicato che può aiutare la persona a mantenere un senso di continuità tra il valore del tempo vissuto con in famiglia e la quotidianità in Casa per Anziani.
- Avere con sé un dono della giornata, qualcosa che rappresenti un ponte emotivo tra ciò che avete condiviso e il suo rientro in RSA: una fotografia scattata insieme, un fiore raccolto durante una passeggiata, un disegno dei nipoti o anche un pezzo del dolce gustato insieme. Sono gesti semplici, ma possono evocare emozioni positive e rendere più sereno il momento del saluto.
- Può essere molto utile raccontare ai professionisti ciò che avete vissuto. Cosa gli è piaciuto. Cosa lo ha rassicurato. Che cosa lo ha emozionato. Oppure ciò che ha rappresentato una difficoltà.
Queste informazioni sono preziose perché permettono all’équipe di comprendere meglio l’esperienza vissuta dalla persona e di dare continuità, insieme, al suo benessere dal momento del rientro. La collaborazione tra familiari e professionisti rende possibile costruire, giorno dopo giorno, esperienze di cura sempre più personalizzate, rispettose della sua storia, delle sue preferenze e dei suoi bisogni.
Quando non è possibile tornare a casa: sentirsi casa nella relazione
A volte, dopo esservi confrontati con i professionisti, potreste scoprire che una esperienza al di fuori della RSA o una giornata a casa, possono essere troppo faticose per il vostro caro. Può essere difficile accoglierlo. Ma questo non significa rinunciare a vivere. Perché oggi la casa non è soltanto un luogo fisico.
La casa siete voi.
È il modo in cui vi guardate. È una carezza. È una risata. È una passeggiata nel giardino della RSA. È un caffè al bar vicino. È una panchina al sole. È quel sentirsi ancora importanti l’uno per l’altro. Ogni giornata può ancora custodire un frammento di bellezza. Non perché tutto sia facile. Perché la qualità della relazione continua a essere il luogo più prezioso in cui sentirsi davvero a casa.
Continua allora a restare aperto alle possibilità che possono emergere, insieme ai professionisti e al tuo caro. Con curiosità. Con gentilezza. Con la consapevolezza che la vita non smette di pulsare con la diagnosi.
Cambiare prospettiva per scoprire nuove possibilità
Forse, quindi, alla fine di questo articolo, la domanda iniziale è cambiata. Non è più soltanto: “È una buona idea riportarlo a casa?”
Diventa una domanda che accompagna a un cambio di prospettiva: non guardare soltanto la situazione attraverso i propri desideri, paure o alla diagnosi come unica lente attraverso cui guardare la persona, ma provare ad assumere la prospettiva del proprio caro, al suo modo di vivere il presente, ai suoi bisogni e al suo sentire: “Che cosa, qui ed ora, permette al mio caro di sentirsi a casa, sicuro, sereno?”
A volte sarà davvero la cucina dove ha preparato migliaia di pranzi. Altre volte sarà una panchina, una canzone, il profumo del caffè o una mano stretta con delicatezza. Perché la casa più importante continuerà ad essere quella che saprete costruire, ogni volta, nella vostra relazione.
Articolo a cura di Annabel De Carlo, psicologa e Felicitatore del Sente-mente ® Modello
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