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  • Affidare la cura agli operatori in RSA: emozioni, resistenze e come costruire fiducia

Letizia Espanoli

14 Apr

Affidare la cura agli operatori in RSA: emozioni, resistenze e come costruire fiducia

  • By Anna Gaburri
  • In Letizia Espanoli
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Affidare la cura agli operatori in RSA: emozioni, resistenze e come costruire fiducia

Ci sono momenti in cui si è chiamati a compiere scelte difficili, perché riguardano profondi cambiamenti di vita. Lo sono ancora di più quando riguardano la vita delle persone di cui si ha cura in famiglia. Affidare il proprio caro alle cure del personale di una RSA è uno di questi.

Si percepisce con chiarezza ogni volta che i professionisti della cura accolgono un nuovo residente e la sua famiglia. Negli sguardi, nelle parole trattenute, nelle lacrime o nella fatica, nelle domande che a volte faticano a uscire.

Perché non si tratta solo di un passaggio, dalla propria a casa ad una struttura. È un momento in cui mondi diversi entrano in contatto, hanno bisogno di tempo per conoscersi e creare relazioni di fiducia.

Questo articolo nasce da qui: dal desiderio di sostenere le famiglie, insieme agli operatori della RSA, nel costruire la modalità migliore per avere cura della persona accolta.

Molto spesso, prima del giorno dell’accoglienza di una persona in una RSA, viene organizzata una visita al domicilio o nel luogo in cui la persona si trova, oppure un incontro presso la Casa per Anziani. Vi possono partecipare la coordinatrice assistenziale,  la responsabile dell’animazione o anche altre figure. Non è solo un passaggio organizzativo. È il primo filo che si inizia a tessere.

Una delle preoccupazioni che come famigliare potresti sentire è questa: “Adesso cosa succede al mio ruolo?” Avrò ancora voce in capitolo nella cura del mio caro?”

È un timore legittimo che merita una risposta chiara: il ruolo della famiglia resta e rimane prezioso nel tempo quando la cura è condivisa.

Affidare la storia di vita: un viaggio insieme per conoscere la persona con demenza

Quando in RSA viene accolta una persona, è fondamentale per gli operatori conoscere in profondità la sua storia. Ed è grazie al racconto della famiglia che quella storia può essere completa di dettagli preziosi e la persona compresa.

Per questo la figura responsabile può chiedere al famigliare un incontro specifico per ascoltare il racconto della biografia della persona di cui ha cura, proponendo alcune tematiche:

  • la famiglia attuale, la famiglia di origine
  • le abitudini
  • il lavoro
  • quali passioni ha coltivato
  • se e come le piace festeggiare il suo compleanno
  • come nel tempo ha avuto cura di sé e degli altri

Ogni dettaglio permette al personale di entrare in relazione con la persona che vive con demenza e di pensare insieme come sostenerla nelle sue giornate cercando di assecondarne suoi desideri, le attività che ama e un in cui vuole ancora sperimentarsi.

La persona con demenza non perde la capacità di sentire, perde la possibilità di spiegare ciò che sente

 Letizia Espanoli

Costruire fiducia: per affidare un passo alla volta

Si può creare una vera e propria alleanza.  Si tratta di un percorso da costruire insieme nel tempo.

Nessuno potrà mai avere cura della persona che vive con demenza come il famigliare che le è stato accanto fino al momento dell’accoglienza in RSA: perché è un legame unico, così come la relazione costruita nel tempo, il modo speciale di stare insieme. Nessuno, nemmeno la malattia lo può portare via.

Ma nel cuore della condivisione della storia di vita e delle nuove pagine che si possono scrivere insieme, si offre alla persona con demenza la possibilità di creare nuove relazioni, uniche e speciali anche con altri residenti e con il personale.

L’accoglienza in RSA è un tempo di conoscenza reciproca tra persone e dell’ambiente, di tante emozioni, di osservazione per poter, passo dopo passo, adattare la cura alla persona, ai suoi desideri, ai cambiamenti che nel tempo vivrà.

È normale che possano esserci paura di non essere compresi o preoccupazione. Chiedete. Raccontate. Condividete anche i dubbi.

Non esistono domande sbagliate quando si ha a cuore la cura del proprio famigliare accolto in RSA. Non abbiate timore anche di chiedere un incontro con la figura responsabile dell’assistenza o con chi dirige la struttura: meritate attenzione e dialogo aperto e trasparente.

5 passi per costruire insieme un progetto di vita

  • Portate un oggetto a cui la persona con demenza è affezionata: una fotografia, un oggetto familiare, qualcosa che racconti della sua vita, quell’oggetto che vuole sempre avere con sé. Aiuta a creare continuità.
  • Condividete ciò che emoziona: una canzone, una musica, un ricordo. Le emozioni restano, anche quando le parole cambiano.
  • Concedetevi tempo e osservate: la persona con demenza può avere bisogno di tempo per conoscere nuove persone, l’ambiente e sentirlo suo. Se noti un comportamento diverso nel tuo caro, condividilo con il personale: quel comportamento è un messaggio con sta cercando di dirvi qualcosa e insieme potere scoprirlo e rispondere al suo bisogno, al suo desiderio, alla sua volontà.
  • Date valore alla vostra presenza: non serve fare qualcosa di straordinario. A volte basta esserci.
  • Tenete aperto il dialogo: anche una breve comunicazione può aiutare il personale ad avere cura meglio.

Tessere la cura è costruire una comunità

La RSA che cerchiamo ogni giorno di costruire non è un luogo chiuso. È una comunità fatta di persone che si incontrano: operatori, infermieri, medici, manutentori, familiari, residenti, volontari.

Per questo è importante creare occasioni di incontro, momenti di scambio, spazi di parola.

Essere accanto insieme.

Quando la cura è condivisa con professionisti in RSA, la vostra presenza resta fondamentale. L’amore non si misura dal luogo in cui si abita, ma da come si resta in relazione.

 


APPROFONDIMENTI

  • Il mio caro ha la demenza: quando arriva il momento di scegliere la RSA?
  • La scelta della Rsa: come comunicarla alla persona con demenza?
  • Primi giorni in RSA: come vivere le visite con la persona che vive con demenza
  • Perché fa così? Leggere i disturbi del comportamento della persona con demenza in famiglia
Tags:#lavitapulsaoltreladiagnosi#sentemente#sentementefamiglie
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Anna Gaburri

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