Sono io che ho la demenza, non il contrario!

“Ho riflettuto molto su come introdurre il concetto di ‘riabilitazione’ nella demenza e il mio pensiero mi ha riportato ad un modello che ho sviluppato 20 anni fa e che ho chiamato COPS (scelta, proprietà, persone e sé).
Per me ci sono 4 pietre miliari della guarigione.
Per guarigione intendo non curare, ma Vivere bene nonostante la demenza.
Tutti e 4 questi elementi fanno parte del mio viaggio attraverso la perdita delle capacità cognitive, così come lo erano già prima. In effetti rappresentano i miei 4 cardini della vita e nelle prossime registrazioni te li descriverò in modo più approfondito.
Oggi vorrei iniziare con il concetto di Proprietà.
La proprietà, forse la pietra angolare più importante di qualsiasi ripresa, è la chiave per la riabilitazione.
Dobbiamo imparare a possedere le nostre esperienze qualunque esse siano.
I medici non possono possedere le nostre esperienze. Gli psicologi non possono possedere le nostre esperienze. Infermieri, assistenti sociali, assistenti di supporto, terapisti dei pazienti, psicoterapeuti, assistenti e amici non possono possedere le nostre esperienze. Anche le nostre madri non possono possedere le nostre esperienze, siamo noi a dover possedere la nostra esperienza. Perché è solo attraverso la nostra esperienza di demenza che possiamo possedere la guarigione, che è nostro diritto.
Assumere la proprietà della demenza è un fattore importante nell’imparare a vivere con il mio deterioramento cognitivo, in quanto significa che io mi assumo la responsabilità della mia stessa vita. Non posso più incolpare la mia malattia per tutto ciò che mi sta accadendo.
Non è facile farlo poiché come molti ho accettato il ruolo della vittima, consegnando potere e autonomia al sistema, alla mia famiglia, a chiunque potessi.
La rivendicazione della proprietà è un processo che porta a riflettere, riconoscere, ma anche a pianificare ed agire.
Si dice spesso che l’inizio di qualcosa è la parte più difficile e questo è vero per il processo di proprietà.
Non c’è dubbio che prendere tempo per riflettere su te stesso e farlo in modo aperto e onesto è uno sforzo spaventoso. Devo confessare che guardarmi riflesso ha comportato trovare aspetti di me che non mi piacevano, ma bisognava farlo.
Dalle mie riflessioni ho dovuto riconoscere quelle parti della mia vita e della mia personalità in cui potevo apportare cambiamenti. L’ho fatto sia scrivendole che discutendo con persone di cui mi fidavo.
Mantenere una traccia scritta mi ha permesso di iniziare a pianificare cosa avrei fatto sulle questioni che avevo riconosciuto in me stesso. Ho iniziato a pianificare per un periodo di 3 giorni poiché un calendario più lungo mi è sembrato irreale. […]
Per me è importante avere nel mio piano qualcosa che possa essere fatto immediatamente, dando così il via a una ripresa del mio Potere (sulla malattia) e della Proprietà che ne deriva.
Il viaggio attraverso la demenza è essenzialmente individuale. Possiamo solo condividere una parte di quel viaggio con gli altri.
La maggior parte di quel viaggio è nostra e solo nostra. È dentro di noi che troveremo gli strumenti, i punti di forza e le capacità di cui abbiamo bisogno per completare questo viaggio. Perché è dentro di noi che si svolge il viaggio stesso.“
Articolo di Ron Coleman tratto da “I Diari della Demenza” e tradotto da Patrizia Gottardi
Materiale a libero utilizzo della stampa.

