La speranza tra scelte e desideri
“La speranza va alimentata giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, affinché i suoi effetti biologici siano duraturi”.
(Fabrizio Benedetti)
Ogni persona nella propria vita spera in qualcosa, ma può capitare di restare intrappolati nella sensazione di attesa.
Quante volte l’affermazione “aspetta e spera” ci ha illuso facendoci sentire soggetti passivi, come se la speranza potesse fare da sé e al posto nostro.
Ma grazie anche ai recenti studi scientifici sul tema della speranza possiamo invece affermare che essa ha numerose potenzialità e può modificare il nostro cervello e il nostro organismo.
Tra gli elementi fondamentali della speranza ci sono il desiderio e l’aspettativa, due parole che racchiudono in sé diverse mappe di possibilità.
Si sa, la vita ci offre gioie e dolori, eventi spiacevoli ed altri piacevoli, può anche stupirci ma allo stesso tempo illuderci, ma ciò che ci rafforza sono i nostri desideri, le nostre motivazioni e le nostre esperienze.
Se sostiamo per un istante possiamo affermare con consapevolezza che ciascuno di noi può avere nella propria vita quel “nonostante…” e con abilità la nostra mente ci conduce ad affermazioni come “nonostante i tentativi fatti fino ad ora non è cambiato nulla…”. Attraverso questa naturale modalità ci connettiamo ad un senso di rassegnazione ed impotenza.
Ma ora proviamo ad invertire le tendenze e scegliamo di far rientrare in quel “nonostante…” la fatica, il dolore, la delusione, la rabbia, la diagnosi, i sintomi evidenti, i limiti, tutto ciò che per ciascuno di noi rappresenta un ostacolo, un problema.
Facciamo rientrare in quel “nonostante…” ciò che in questo momento condiziona la nostra qualità di vita.
Ora seminiamo in questa affermazione il nostro desiderio, la nostra aspettativa e di conseguenza le nostre azioni. Abbiamo tre verbi straordinari a disposizione per costruire al meglio l nostra frase:
posso, scelgo e voglio.
A noi la scelta
“Nonostante…scelgo di…”
“Nonostante …voglio…”
“Nonostante…posso…”
La vita non finisce con quel “nonostante”, anzi proprio lì si nasconde il suo germoglio più raro, abbine cura!

